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Forme di vita del genere umano a colori

Il nuovo progetto discografico si configura come un’opera densa e stratificata, guidata da un concetto di fondo coerente e rigoroso che unisce idealmente tutte le tracce. Non si tratta di una semplice raccolta di canzoni, ma di un vero e proprio viaggio concettuale che scava nelle dinamiche della coscienza umana e della percezione di sé.

«Mi sono chiesto che valore diamo alle nostre azioni quotidiane e come potrebbero essere viste nel momento in cui ci guardiamo dal di fuori. Sono convinto che guardandoci a distanza metteremo più giudizio nell’agire. E da questa prospettiva ho immaginato un protagonista unico per tutti i pezzi del disco che si confronta con le varie sfaccettature della sua esistenza. A ogni stato d’animo ho associato un colore che cambia però in base alla luce che noi gli diamo».

Attraverso questo espediente narrativo, l’album diventa una sorta di specchio cromatico ed emotivo. Il protagonista si muove tra i brani affrontando i propri bivi esistenziali, offrendo all’ascoltatore un punto di vista universale sulla complessità della routine e delle scelte giornaliere. Tuttavia, lo sguardo dell’artista non si limita all’universo intimo e psicologico, ma si allarga inevitabilmente verso una lucida e amara riflessione sulla realtà contemporanea. Accanto all’introspezione trova infatti spazio una forte componente di denuncia sociale, focalizzata sulle disuguaglianze economiche e sull’egoismo che caratterizza le sfere del potere. Questa transizione dal personale al collettivo viene sviscerata nel dettaglio all’interno del disco, partendo da una precisa intuizione:

«La forbice tra ricchi e poveri si è allargata a dismisura negli ultimi anni e quando ho scritto la canzone ho pensato proprio di descrivere cosa può saltare in mente a un potente che ha tutto quando lotta per avere ancora di più e togliere a chi non ha niente».

L’opera riesce così a bilanciare perfettamente due anime: da un lato la ricerca della consapevolezza individuale e della luce interiore, dall’altro la narrazione cruda delle storture di una società polarizzata, offrendo spunti di riflessione che rimangono impressi ben oltre l’ascolto dei singoli brani.

Tracklist

  • In Bianco
  • V.E.P.
  • Il Labirinto Di Napoleone
  • Il Dirupo Universale
  • Light Song
  • 6 Gennaio
  • Virtus In Medio
  • Funesto Siero (Invecchiato 10 Anni)
  • Bianco
  • Hallebuia
  • Guarda il video di “Hallebuia” su Youtube
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Notturno Rozz

Il termine “rozz” nasce da un’intuizione precisa, una crasi linguistica e concettuale coniata per fondere l’energia viscerale del rock e la libertà espressiva del jazz. Questo nuovo progetto artistico riparte esattamente da lì, da quel lontano 2000, con l’obiettivo di rimettersi in viaggio lungo le stesse coordinate geografiche ed emotive tracciate dalla vecchia band. L’intento è quello di ricreare quelle atmosfere notturne, fumose e disincantate che avevano caratterizzato la prima produzione, arricchendo però il suono con elementi di profonda novità.

Tra le evoluzioni più evidenti spicca l’accentuazione — del resto naturale e matura — di una spiccata indole cantautorale, che mette le parole e la narrazione al centro della scena. A dare ulteriore colore e contrasto contribuisce l’ingresso, a tratti audace e quasi sfacciato, degli archi, capaci di tessere arrangiamenti eleganti che dialogano con la ruvidezza del nucleo rock originario.

Tutto il resto del disco conserva quel fascino senza tempo che sa di vagabondaggi notturni, evocando immagini di bar fumosi rimasti aperti fino all’alba, luci soffuse e bicchieri consumati lentamente. È un viaggio sonoro che fa da sfondo a lunghe chiacchierate esistenziali sui massimi sistemi del mondo, affrontate rigorosamente in compagnia di pianisti malinconici e gonfi di alcol, sospesi tra il sonno e l’ispirazione.

Tracklist

  • Odio Il Tempo
  • Il Credo
  • Lunar Tango
  • Fine Settembre
  • L’ Amor Del Male
  • Il Colpevole
  • Insonnia
  • (W)Ant (A) (R)Eason
  • L’ Unico Superstite
  • Esorcismo
  • Più Tardi
  • Cade Il Petalo Più Bello
  • Suite DI Buona Primavera
  • Vuelvo Al Sur
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Amaro

Lythium

Il progetto discografico si sviluppa come un vero e proprio cammino circolare in tredici tappe, dove la tecnica eccellente e la cura della produzione passano in secondo piano rispetto alla viscerale urgenza comunicativa. Non si tratta di un semplice album, ma di un manifesto emotivo che unisce intelletto e sentimento.

L’elemento trainante dell’intera architettura musicale è il canto di Stefano Piro. La sua vocalità, solida e carismatica, si muove con naturalezza tra registri caldi e graffianti e slanci più energici, evitando qualsiasi forzatura e guidando l’ascoltatore attraverso continui cambi di scenario.

Tracklist

  • Boomerang
  • Funesto siero
  • L’istante
  • L’unica tribù
  • La chiave
  • L’ultima danza
  • Il clown
  • L’incoscienza
  • Profumo di spie
  • Caduta libera
  • Noël
  • Rose e rasoi
  • La ballerina immobile