Zewdu è un ragazzo di dodici anni che vende gomme da masticare per strada e vive sotto un’automobile nella città di Adis Abeba in Etiopia. Un giorno un turista gli lascia più denaro di quanto gli avesse chiesto. Con l’arrivo di questi soldi, Zewdu decide di tornare al villaggio dove vive suo padre, ma un duro e difficile destino lo aspetta.
Regia: Enrico Parenti
Musiche: Stefano Piro
Prodotto: Takaefilms
Interpreti: Zewdu Fersah, Mituab,Mirtie, Marta Getachaw
A partire dalla conclusione del secondo conflitto mondiale e fino ai giorni nostri, gli Stati Uniti hanno progressivamente sviluppato e consolidato una fitta e monumentale rete di basi militari, la quale oggi si estende in modo capillare su tutti e cinque i continenti. Questa massiccia presenza globale solleva spontaneamente una serie di interrogativi cruciali sulla geopolitica moderna. Ci si chiede, per esempio, quali siano le ragioni storiche e strategiche per cui nazioni sovrane come la Germania, l’Italia e il Giappone continuino a ospitare sul proprio territorio nazionale migliaia di soldati statunitensi a distanza di decenni dalla fine della guerra.
Allo stesso modo, resta da comprendere l’obiettivo di lungo termine che spinge Washington a investire costantemente nella costruzione e nel potenziamento di nuove strutture logistiche e operative in ogni angolo del globo. Oltre alle dinamiche puramente politiche, emerge poi la questione sociale relativa all’impatto concreto, spesso problematico, che l’insediamento di queste installazioni esercita sulla vita quotidiana, sull’economia e sull’ambiente delle popolazioni locali che risiedono nelle aree limitrofe. A questa complessa rete di nodi si aggiunge l’analisi della linea politica adottata dall’amministrazione del presidente Barack Obama, chiamato a gestire un tema così delicato e cruciale per gli equilibri internazionali.
A tutte queste complesse domande tenta di dare una risposta organica Standing Army, un’inchiesta giornalistica a trecentosessanta gradi che analizza il fenomeno in profondità. Il documentario non si limita a una ricostruzione teorica, ma unisce le riflessioni e le analisi geopolitiche di esperti e intellettuali di fama internazionale, tra i quali spiccano figure come Noam Chomsky, Gore Vidal, Chalmers Johnson ed Edward Luttwak. A questi autorevoli pareri specialistici si affiancano le testimonianze dirette e spesso drammatiche di cittadini comuni, la cui esistenza è stata segnata in prima persona dalla presenza fisica e dall’influenza dell’apparato militare americano all’interno del proprio paese.
Regia: Enrico Parenti, Thomas Fazi
Musiche: Stefano Piro, Arm On Stage
Montaggio: Desideria Rayner
Produzione: Thomas Fazi, Federico Minetti, Enrico Parenti
“L’amour du mal” è il titolo della speciale sonorizzazione del capolavoro cinematografico “Hiroshima mon amour” (Alain Resnais, 1959), realizzata dal cantautore e compositore Stefano Piro nel 2008. Questo progetto ha rappresentato un sofisticato esperimento di dialogo intermediale. La musica ha reinterpretato le atmosfere psicologiche e storiche della celebre pellicola francese sceneggiata da Marguerite Duras.
Il lavoro esplora con delicatezza e un tocco di malinconia le dinamiche relazionali e i sentimenti, concentrandosi sulle sfumature agrodolci della quotidianità e sulle piccole disillusioni della vita di tutti i giorni.